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Un esperimento vero e proprio 1024 514 kado flower farm

Un esperimento vero e proprio

UN ESPERIMENTO AD ALTO RISCHIO CHE STA DIVENTANDO QUALCOSA DI STRAORDINARIO

CAMPO DI FIORI SELVATICI

Questa primavera è nato uno dei progetti più ambiziosi che abbia mai realizzato: un grande campo di fiori selvatici seminato con varietà miste dedicate agli insetti impollinatori, ai fiori edibili e al reciso.

UN ESPERIMENTO VERO E PROPRIO

Il terreno è stato seminato interamente in primavera con specie selezionate per vivere in condizioni aride, senza irrigazione e senza utilizzo di prodotti chimici. Un sistema pensato per diventare sempre più autonomo e resiliente anno dopo anno. Ad oggi le prime fioriture sono già incredibili. Tra le varietà presenti in questo momento ci sono:
fiordaliso, verbena, calendula, lino, elicriso, camomilla, acroclinium, borragine, gypsophila, non-ti-scordar-di-me e molte altre ancora. La cosa più emozionante è vedere quanto il campo sia già vivo: api, insetti impollinatori, colori, movimento continuo e una fioritura abbondantissima già dal maggio.

UN PROGETTO COSTRUITO CON GRANDE INVESTIMENTO E MOLTO RISCHIO

Questo campo non nasce “facile”.

Solo l’affitto annuale del terreno è di circa 1.500 euro. I semi hanno richiesto un investimento di altri 1.500 euro. A questo si aggiunge tutta la lavorazione del terreno e la manodopera, che hanno superato i 1.000 euro. Si tratta di circa 6000 metri quadrati dedicati. In totale, il progetto ha già richiesto un impegno di circa 4–5 mila euro, senza alcuna certezza sul risultato finale. Ed è proprio questo il lato più affascinante: accettare il rischio di qualcosa che non esisteva ancora.

UN CAMPO DESTINATO A EVOLVERSI PER ANNI

Questo non è un progetto “una stagione e via”.

Il campo verrà continuamente arricchito: ci saranno nuove semine in autunno, altre in primavera, e molte varietà inizieranno ad autodisseminarsi naturalmente. L’obiettivo è creare una fioritura continua per sei o sette mesi all’anno, in modo permanente, senza irrigazione e senza chimica. Un ecosistema produttivo, estetico e sostenibile.

BELLEZZA, RACCOLTA E VALORE AGGIUNTO

L’impatto visivo del campo è spettacolare. Camminarci dentro è un’esperienza emozionante, soprattutto per chi verrà a raccogliere direttamente i fiori tramite autoraccolta. Ma oltre alla bellezza c’è anche un enorme valore produttivo. Queste varietà permettono infatti di lavorare sia con il fiore reciso destinato al negozio, sia con i fiori edibili, un prodotto sempre più richiesto ma ancora difficile da trovare di alta qualità. I fiori edibili vengono utilizzati per:
* decorare insalate,
* impreziosire risotti,
* creare cubetti di ghiaccio floreali,
* decorare biscotti, dolci e glasse
Sono richiesti tanto nella ristorazione stellata quanto nei bistrot, nei caffè e nei locali che prestano attenzione all’estetica e all’esperienza visiva del piatto. E oggi il mercato soffre ancora di:
* prezzi molto alti,
* scarsa reperibilità,
* qualità spesso insufficiente nella grande distribuzione.
Questo campo potrebbe quindi diventare una risposta concreta: un prodotto locale, fresco, sostenibile e ad altissimo valore aggiunto.

UN INIZIO CHE DÀ ENERGIA

È ancora presto per sapere dove porterà questo progetto. Rimane un esperimento, con tutte le incognite che comporta. Ma vedere queste prime fioriture così abbondanti e vitali mi sta dando una carica enorme. È uno di quei progetti che ti ricordano perché vale la pena rischiare, provare, seminare idee nuove e lasciare che la natura faccia la sua parte. Per ora, il campo sta rispondendo oltre ogni aspettativa.

In campo, tra i fiori 1024 376 kado flower farm

In campo, tra i fiori

Cosa ci fanno due arnie nel Campo 2?

Api in Flower Farm

Le ha portate Giulia Carassai di ABeeC e ora le facciamo qualche domanda.

Cosa ci fanno due arnie nel Campo 2 della Kadò Flower Farm? La risposta breve è: molto più di quanto immagini. Abbiamo fatto due chiacchiere con l’apicoltrice che le segue – Giulia Carassai di AbeeC, presenza nota a chi frequenta la Farm anche per i suoi laboratori per bambini – per capire come stanno le api, cosa trovano in una flower farm e perché il loro lavoro è fondamentale per le piante che vedi intorno a te.

K: Ciao Giulia! Innanzitutto: come stanno queste api?

G: Devo dire che mi hanno stupita. Non ero sicurissima che qui potessero stare davvero bene. Prima di portarle ho fatto un sopralluogo per capire che tipo di piante ci fossero intorno e se potessero avere abbastanza nutrimento. Non ero certa che i fiori della flower farm bastassero davvero. Invece mi hanno sorpresa: stanno molto bene. Nelle ultime visite le ho trovate in ottima forma.
Lo sciame che ho inserito la settimana scorsa, ad esempio, ha già covato, costruito e sono già dovuta andare ad aggiungere il melario. Quindi evidentemente è una bella zona per loro.

K: Per chi non mastica la lingua, cos’è il melario?

G: È la parte superiore dell’arnia dove le api depositano il miele in eccesso rispetto alla loro produzione interna, potremmo dire. Non dimentichiamo che le api producono miele prima di tutto per sé stesse: noi apicoltori preleviamo solo il surplus, che loro depongono appunto nel melario. Lo togliamo verso fine luglio o inizio agosto per permettere alla famiglia di accumulare tutto il necessario per affrontare la stagione fredda.

K: Come hai scelto il punto in cui collocare le arnie?

G: Ho cercato un posto che non fosse troppo esposto al passaggio delle persone. E poi serviva un equilibrio tra sole e ombra: l’ideale è che al mattino prendano sole il prima possibile, così si scaldano rapidamente ed escono subito a lavorare. Nel pomeriggio invece è meglio che abbiano un po’ d’ombra, soprattutto nella stagione più calda. Qui, ad esempio, c’è questa pianta — un alloro, ndr — che le ripara un po’. Secondo me stanno davvero bene lì.

K: Possiamo dire che la Flower Farm è il loro ristorante sotto casa: cosa mangiano qui?

G: Mangiano il polline dei fiori e il nettare, ma anche altre sostanze che si trovano sulle foglie. Ad esempio, alcune piante, come i tigli, producono una sorta di resina, una sostanza zuccherina. Qui credo accada con i rovi e le rose. Si può capire dal fatto che attirano gli afidi.

K: Gli afidi! Eterno problema…

G: Gli afidi sono un problema per te floricoltore, ma per le api possono essere utili: rilasciano una sostanza zuccherina che loro raccolgono per produrre il cosiddetto miele di melata. Probabilmente qui non si arriverà a fare una produzione di melata, ma per loro è comunque nutrimento. Quindi oltre al polline e al nettare, raccolgono anche queste sostanze zuccherine.

K: Adesso guarderò gli afidi con occhi diversi, almeno nutrono le api… Ci sono fiori particolarmente amati?

G: I girasoli, per esempio, sono pieni di api perché producono moltissimo polline. Il polline, per loro, è come una proteina: serve per nutrire la covata, quindi le uova e le larve. In primavera ne hanno bisogno in modo massiccio.

K: Qui intorno ci sono anche campi coltivati. I trattamenti agricoli possono dare fastidio?

G: Era uno dei miei dubbi principali, soprattutto per la presenza di coltivazioni come mais e pomodoro, che spesso sono problematiche per le api. A distanza di 2 anni dall’insediamento, devo dire che non ho riscontrato problemi.

K: Ricordiamolo: le api da miele sono fondamentali per l’impollinazione delle piante.

G: Sì, esatto. Trasferiscono il polline da un fiore all’altro, permettendo alle piante di riprodursi. Senza impollinazione, moltissime colture diminuirebbero drasticamente o sparirebbero. Parliamo di alimenti quotidiani come mele, fragole, zucchine, ciliegie, mandorle, pomodori e tantissime altre varietà vegetali. Ma non è solo una questione agricola: l’impollinazione sostiene interi ecosistemi. Per questo spesso si dice che le api “nutrono il mondo”: non tanto per il miele che producono, ma per il lavoro invisibile che fanno ogni giorno fiore dopo fiore.

K: E sono le uniche a farlo?

G: No, anzi. Nel mondo esistono circa 20 mila specie di api e solo pochissime producono miele. Però tutte contribuiscono all’impollinazione. E non solo loro: alcune formiche, farfalle e anche tanti altri insetti considerati dannosi come vespe e calabroni.

Questo ci ricorda che in natura non esistono animali “simpatici” o “antipatici”: esistono equilibri. Anche ciò che a noi sembra fastidioso ha un ruolo dentro un sistema molto più complesso di quanto immaginiamo.
Nel frattempo, mentre cerchiamo di capire meglio il mondo delle api, qualcuna si è infastidita per tutta questa attenzione… e ci ha punto! Un promemoria piuttosto chiaro: le api non sono aggressive, ma chiedono rispetto e distanza. Tienilo a mente quando entri nel Campo 2, d’ora in poi.

Ora ti stai forse chiedendo se ci sarà un miele della flower farm… Continua a seguirci per saperlo!

Tra fiori, api e acquerelli 828 828 kado flower farm

Tra fiori, api e acquerelli

Un esperimento tra fiori, api e acquerelli

Fattoria (di fiori) didattica!

Oggi è stata una giornata un po’ speciale. Di quelle che non avevo programmato davvero, che nascono quasi per caso — da una chiacchierata, un’idea semplice, una richiesta fatta con spontaneità.

Una prima volta, per tutti

Stamattina è arrivata in Kadò Flower Farm una scolaresca della scuola dell’infanzia La Casina, quindi parliamo di piccoli tra i 3 e i 5 anni. Sono scesi dal loro pulmino con quell’energia un po’ caotica e bellissima che solo a quell’età riesci ad avere: curiosi, diretti, senza filtri.
Per me era un esperimento. La prima volta.

Abbiamo iniziato subito, senza troppe spiegazioni. Li ho portati nei campi e poi in serra, e abbiamo raccolto fiori insieme da portare a casa in dono. Non è stata una “lezione”, ma più un lasciarli fare: toccare, scegliere, osservare. Alcuni raccoglievano con attenzione, altri con entusiasmo più… creativo. Ma era perfetto così.

Api, girasoli, colori, storie

Poi siamo andati verso le arnie. Gli ho mostrato la struttura in cera d’api: l’alveare, le celle, la precisione incredibile delle api. E la cosa più bella è che hanno potuto toccarla. Nessuna distanza, nessun “non si può”. Solo stupore.

Dopo siamo passati a qualcosa di ancora più concreto: abbiamo seminato girasoli. Ognuno ha messo i suoi semi, li ha coperti, annaffiati. E qui è nata una promessa: tra due mesi, quando saranno pronti, torneranno. È una cosa semplice, ma dentro c’è tutto il senso di quello che facciamo qui in campo.

A metà giornata si sono fermati. Hanno preso gli acquerelli e si sono messi a dipingere lì, tra i fiori. Ognuno a modo suo, senza preoccuparsi di essere preciso. Guardavano, interpretavano, inventavano. Poi una favola, letta all’ombra.

Un’esperienza che ha significato

E infine il pranzo sotto il pergolato. Un momento tranquillo, quasi sospeso.

Poi il pullman è tornato a prenderli. Sono risaliti, qualcuno stanco, qualcuno ancora pieno di energia, e sono andati.

Per me, questo esperimento è riuscito. Non tanto perché “è andato tutto bene”, ma perché aveva senso. Ho visto interesse vero, curiosità, coinvolgimento. E ho visto anche nelle maestre — che sono amiche, e dalle quali è partita questa idea — la stessa soddisfazione: quella di aver portato i bambini fuori, dentro qualcosa di reale.

È stata una giornata semplice, ma piena.

E credo proprio che non sarà l’ultima.

Riapre l’autoraccolta 1024 682 kado flower farm

Riapre l’autoraccolta

Riapre la stagione dell'autoraccolta

Qual è la differenza tra un tulipaneto e una flower farm?

Semplice, di tulipaneti ce ne sono tanti, di farm poche!

Tulipaneti e Flower farm

Il primo adotta una formula “spettacolo”, grandi superfici con tulipani piantati meccanicamente molto distanziati tra loro per ottenere fotografie effetto wow, ma dopo la fioritura primaverile tutto finisce. Una flower farm invece, in primavera inaugura una lunga stagione di raccolta che terminerà solo in autunno inoltrato: ai tulipani perciò si susseguono fioriture di diversi fiori stagionali.

La mia è appunto una flower farm ma naturalmente il momento della fioritura dei bulbi di tulipano è un momento speciale perchè sono in assoluto i più amati tra tutti i fiori.

Di tulipani e altri fiori primaverili

I tulipani uniscono semplicità ed eleganza e con i loro colori accesi sono il simbolo dell’arrivo della primavera dopo il lungo inverno. Ma primavera non è solo tulipani: in questo momento ci sono anche narcisi stupendi, ranuncoli, papaveri... purtroppo i papaveri ancora non sono riuscito a coltivarli nonostante diversi tentativi, ma sono testardo e ci riproverò l’anno prossimo cambiando metodo di semina.  

I ranuncoli in compenso sono stati un successo incredibile: ho trapiantato i cormi coltivati da ibridatori italiani in autunno nelle nuove serre e ora stanno producendo steli lunghi e robusti con un vigore spettacolare.  

CURIOSITÀ. Il bulbo di tulipano rifiorisce? Sì, ma solo se la varietà è paesaggistica perenne (come ad esempio i Darwin) e a condizione che il fiore non venga colto. Perciò i bulbi coltivati dalle Flower Farm non riusciranno a rifiorire nella maggior parte dei casi: non sono della varietà corretta, inoltre vengono recisi impedendo al bulbo di assorbire energia dalle foglie.
 

La stagione dell’autoraccolta 2026 è aperta!

Sabato scorso, 28 marzo, è stato il primo giorno della stagione di apertura della raccolta di quest’anno ed è stato un momento magico! Per l’occasione, ad accogliere gli ospiti, ho preparato tavoli e panche e poi ho invitato Giustè truck food e BarBus per snack e bevande oltre che un carretto gelato di Mil Sabores.
Chi volesse una foto ricordo ha trovato Marta, fotografa professionista; Giulia, apicoltrice, ha intrattenuto decine di bambini con un laboratorio con la cera d’api.
 

Questa offerta e una giornata di sole magnifica sono stati il match perfetto: un fiume di gente ci ha travolto come un’onda di piena. In dieci ore abbiamo confezionato quasi 250 bouquet con più di 2500 fiori e ogni ospite era accompagnato da amici, bimbi, nonni o famigliari. Un successo davvero inaspettato ma tanto sperato vista la lunga fatica degli ultimi mesi che è stata così finalmente premiata.  

Un ricordo che porterò nel cuore

Questo giorno sarà per me un ricordo speciale, quello di un momento in cui la speranza che questo progetto funzioni e prosperi si è rinvigorita. Sono colmo di gratitudine verso me stesso per aver continuato a credere di farcela anche nei momenti bui, sono grato ai miei collaboratori che talvolta mi hanno affiancato con generosità. Infine, sono grato a tutti quelli che hanno gioito con noi di questo luogo che prende vita, dei fiori, della bellezza che qui si coglie.

 

Orari speciali per il mese di aprile

L’evento segna anche l’inizio di una serie di weekend dedicati ai tulipani, ecco qui le altre date:

  • 4–5 aprile 2026
  • 11–12 aprile
  • 18–19 aprile

Per aperture infrasettimanali, scrivi al nostro numero WhatsApp 335 731 12 22 e concorda giorni e orari.

Difesa integrata 1024 682 kado flower farm

Difesa integrata

Difesa integrata in campo

Prodotti chimici e agricoltura biologica, torno sui banchi di scuola!

La stagione appena trascorsa mi ha insegnato che parecchi fiori sono dei veri guerrieri, resilienti e immortali, ma che altri invece vanno protetti da diverse insidie che li minacciano.

Di funghi, muffe e insetti utili

In particolare funghi e muffe compaiono appena umidità e calore creano le condizioni ideali, rovinando il fogliame e indebolendo le piante. Anche insetti dannosi ben visibili come alcuni coleotteri e cimici, ma anche invisibili come i tripidi, sono nemici giurati della floricoltura poichè proprio di foglie e fiori si nutrono. Questo mi ha costretto a informarmi e provare alcuni rimedi che però non sono stati particolarmente efficaci perchè di tipo “curativo” e non “preventivo”.

Ho scelto di ispirarmi all’agricoltura biologica e alla lotta integrata: per questo ho chiesto aiuto ai consulenti di Koppert, azienda leader nella fornitura di insetti utili. Daniela è arrivata in campo in mio soccorso e mi ha aperto un mondo: purtroppo i danni alle coltivazioni erano già significativi e si è potuto fare poco ma da quel momento ho iniziato un percorso che mi ha portato a iscrivermi al corso di formazione per l’ottenimento del patentino per l’acquisto e l’utilizzo dei prodotti fitosanitari.

Procedure, non solo prodotti

Questo certificato è necessario non solo per acquistare e usare prodotti chimici tradizionali ma anche alcuni tipi di sostanze naturali consentite in agricoltura biologica. In effetti ho scoperto un programma di formazione davvero all’avanguardia, che promuove comportamenti corretti e responsabili nell’uso dei prodotti in commercio per minimizzarne le quantità e ridurre i rischi a cui sottoponiamo l’uomo e l’ambiente utilizzandoli. Le alternative esistono e non si tratta solo di prodotti da acquistare ma di procedure colturali specifiche. 

Difesa integrata a tutela dell’ambiente

La cosa che più mi ha stupito è lo stato dell’arte di questo settore chiave nella nostra economia. Esistono direttive europee applicate in Italia attraverso un Piano d’Azione Nazionale PAN per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari che promuove la difesa integrata. 

Con difesa integrata si intende l’insieme degli strumenti utili che abbiamo a disposizione per combattere i patogeni in agricoltura, quindi oltre ai prodotti fitosanitari fondamentale è la formazione degli addetti al settore. Abbiamo appreso che esiste un sistema di monitoraggio territoriale del meteo e delle avversità, comunicate dalla regione con appositi bollettini pubblici, per individuare le soglie di intervento al di sotto delle quali non ha senso muoversi. Esistono inoltre strategie per evitare fenomeni di resistenza dei patogeni: proprio come gli antibiotici presi durante un’influenza che ci rendono immuni dagli stessi se ne abusiamo, anche i prodotti fitosanitari possono rendere inefficaci i trattamenti selezionando patogeni sempre più resistenti. 

Affascinanti sono le immense conoscenze raggiunte nell’uso di insetti predatori che combattono quelli dannosi, pratiche che vedono singoli agricoltori impegnati ma anche autorità pubbliche che, a nostra insaputa, monitorano il territorio e portano avanti progetti a lungo termine, non per eliminare insetti alieni provenienti da altri continenti ma, ad esempio, per introdurre specifici insetti predatori e ristabilire l’equilibrio. 

Insomma un mondo in continua e rapidissima evoluzione che lascia sperare in una tutela dell’ambiente attraverso una modernissima agricoltura all’avanguardia.
In campo 1024 771 kado flower farm

In campo

In campo

SEMINE INVERNALI: I LISIANTHUS!

Un’immeritata pessima fama

Se fossi stato nei panni di chi mi ha fornito i primi rudimenti sulla floricoltura da reciso, di certo avrei cominciato proprio dal Lisianthus!
Invece questo fiore gode di pessima fama: si dice essere esigente e difficile da seminare. Io sono ostinato, ovviamente ci ho provato e non sarei potuto essere più sorpreso e felice di così!

Inizi difficili

Sono partito  dicembre 2024 con una semina invernale nel mio salotto, un centinaio di alveoli che ho posizionato vicino alla finestra poiché per germinare il Lisianthus necessita di calore e luce. Per più di due settimane non ho visto nulla, ma non ho mai smesso di bagnarli, sempre più trepidante.
Finalmente qualcosa si è mosso e sono nati con mia grande gioia i primi germogli. Poi, per mesi, la crescita si è praticamente arrestata!

Cosa non va? Perché non crescono? Cosa ho sbagliato? Arrivata l’estate, ho deciso di trapiantarli con poca fiducia nel risultato.

Quanto mi sbagliavo! La fioritura è stata incredibilmente abbondante e i fiori sani, vigorosi e senza danni dovuti a malattie o parassiti, con un’ottima durata in vaso.

La magia delle semine invernali

Questa è la magia delle semine invernali: i Lisianthus (come tante altre fioriture) hanno bisogno di tempo extra rispetto ad altre fioriture annuali, perciò devono partire in anticipo durante l’inverno o l’autunno precedente all’anno di raccolta.

In particolare, il Lisianthus è effettivamente lentissimo – circa otto mesi dalla semina al raccolto – ma ricompensa con un vigore imbattibile.

Ora che lo conosco sono più fiducioso e ad oggi ho già seminato tre lotti, ognuno dei quali contiene tanti colori e varietà differenti, ma non vi nascondo che comunque un po’ d’ansietta mi sale, nel vedere queste microscopiche piantine crescere così lente!

Raccolto prolungato: la semina a scalare

Non vedo l’ora di assistere alla fioritura la prossima estate, nella speranza di un raccolto prolungato grazie ad un’altra tecnica, la semina a scalare.
Si procede a seminare in lotti distanti circa un mese l’uno dall’altro così che anche il raccolto sia scaglionato. Questo trucco è necessario per fiori come questi, che non rifioriscono più dopo il taglio.

Il calendario di semina è ancora un po’ rudimentale e sicuramente avrò bisogno di esperienza ma è comunque fittissimo: sto procedendo in campo con un semenzaio riscaldato da tappetini sotto gli alveoli e un secondo piccolo semenzaio illuminato artificialmente nel mio salotto, provvisoriamente trasformato in vivaio.

Seguimi per scoprire una stagione di raccolta piena di novità e soddisfazioni: il Lisianthus ti aspetta con i suoi fiori stupendi dai colori vibranti.

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